venerdì 23 ottobre 2009

Una volta ogni tanto


[Da Flick]

Una volta ogni tanto mi metto a scrivere. Una volta ogni tanto smetto di pensare alle mille piccole cose, e mi ricordo che voglio scrivere, che mi piace!

E allora non devo fare altro che trovare un nuovo modo per farlo, perché in realtà non mi basta più una simil-macchina da scrivere, voglio uno strumento potente! Anche se poi alla fin fine, si tratta solo di scrivere i miei pensieri, e lo posso fare con qualunque editor, anche su Firefox e rimanendo collegato a Blogger. Che differenza farà mai?

Scrivere è così facile per tutti, basta non pensare sempre al mezzo con cui farlo... A volte rimpiango la macchina da scrivere, e non di rado ricado nel vecchio vizio di prendere una penna inmano e sporcare della carta.

giovedì 25 giugno 2009

Gli spammer sono berlusconiani!

Mi è appena arrivato un messaggio che mi invitava a guardare un video scoop di Berlusconi filmato a letto con una “escort”. Il video si trova in tal sito youtorube.com”, dal quale bisogna anche scaricare ilcodec* necessario per la visione dello stesso video… Inutile dire che si tratta di un file eseguibile, decisamente sospetto, come il resto della mail, tanto che il software anti-spam la riconosce immediatamente come tale.

Ho pensato che un ingenuo sfigato di sinistra potrebbe cadere nel tranello, mentre un fedelissimo penserebbe subito che si tratti dell’ennesima trovata dei giornalisti comunisti e cestinerebbe senza neppure dare una sbirciatina. Insomma, se sei contro di lui, sei da castigare!

Non voglio certo dire che il suo staff sarebbe capace di una cosa del genere (tecnicamente), credo che lo spammer abbia sempre alle spalle un’azienda che deve guadagnare, e senza troppi scrupoli, con il tema della sicurezza, ossia vendendo un anti-virus: non certo dei lavoratori di sinistra!

Sono io maligno?

Posted via email from E guardo fuori dalla finestra

giovedì 30 aprile 2009

Errico Malatesta - Il programma anarchico

Noi crediamo che la più gran parte dei mali che affliggono gli uomini dipende dalla cattiva organizzazione sociale, e che gli uomini volendo e sapendo, possono distruggerli.

La società attuale è il risultato delle lotte secolari che gli uomini han combattuto tra di loro. Non comprendendo i vantaggi che potevano venire a tutti dalla cooperazione e dalla solidarietà, vedendo in ogni altro uomo (salvo al massimo i più vicini per vincoli di sangue) un concorrente ed un nemico, han cercato di accaparrare, ciascun per sé, la più grande quantità di godimenti possibili, senza curarsi degli interessi degli altri. Data la lotta, naturalmente i più forti, o i più fortunati, dovevano vincere ed in vario modo sottoporre ed opprimere i vinti.

Fino a che l’uomo non fu capace di produrre di più di quello che bastava strettamente al suo mantenimento, i vincitori non potevano che fugare e massacrare i vinti ed impossessarsi degli alimenti da essi raccolti.

Poi, quando con la scoperta della pastorizia e dell’agricoltura un uomo poté produrre più di ciò che gli occorreva per vivere, i vincitori trovarono più conveniente ridurre i vinti in schiavitù e farli lavorare per loro.

Più tardi, i vincitori si accorsero che era più comodo, più produttivo e più sicuro sfruttare il lavoro altrui con un altro sistema: ritenere per sé la proprietà esclusiva della terra e di tutti i mezzi di lavoro, e lasciar nominalmente liberi gli spogliati, i quali poi non avendo mezzi di vivere, erano costretti a ricorrere ai proprietari ed a lavorare per conto loro, ai patti che essi volevano.

Così, man mano, attraverso tutta una rete complicatissima di lotte di ogni specie, invasioni, guerre, ribellioni, repressioni, concessioni strappate, associazioni di vinti unitisi per la difesa, e di vincitori unitisi per l’offesa, si è giunti allo stato attuale della società in cui alcuni detengono ereditariamente la terra e tutta la ricchezza sociale, mentre la gran massa degli uomini, diseredata di tutto, è sfruttata ed oppressa dai pochi proprietari.

Da questo dipendono lo stato di miseria in cui si trovano generalmente i lavoratori, e tutti i mali che dalla miseria derivano: ignoranza, delitti, prostituzione. Da questo, la costituzione di una classe speciale (governo), la quale, fornita di mezzi materiali di repressione, ha missione di legalizzare e difendere i proprietari contro le rivendicazioni dei proletari; e poi si serve della forza che ha, per creare a sé stessa dei privilegi e sottomettere, se può, alla sua supremazia anche la stessa classe proprietaria. Da questo, la costituzione di un’altra classe speciale (il clero), la quale con una serie di favole sulla volontà di Dio, sulla vita futura, ecc., cerca d’indurre gli oppressi a sopportare docilmente l’oppressione, ed al pari del Governo oltre di fare gli interessi dei proprietari, fa anche i suoi propri. Da questo, la formazione di una scienza ufficiale che è, in tutto ciò che può servire agl’interessi dei dominatori, la negazione della scienza vera. Da questo, lo spirito patriottico, gli odi di razza, le guerre, e le paci armate talvolta più disastrose delle guerre stesse. Da questo, l’amore trasformato in tormento o in turpe mercato. Da ciò l’odio più o meno larvato, la rivalità, il sospetto fra tutti gli uomini, l’incertezza e la paura per tutti.

Tale stato di cose noi vogliamo radicalmente cambiare. E poiché tutti questi mali derivano dalla lotta fra gli uomini, dalla ricerca del benessere fatta da ciascuno per conto suo e contro tutti, noi vogliamo rimediarvi sostituendo all’odio l’amore, alla concorrenza la solidarietà, alla ricerca esclusiva del proprio benessere la cooperazione fraterna per il benessere di tutti, alla oppressione ed all’imposizione la libertà, alla menzogna religiosa e pseudoscientifica la verità. Dunque:

  1. Abolizione della proprietà privata della terra, delle materie prime e degli strumenti di lavoro, perché nessuno abbia il mezzo di vivere sfruttando il lavoro altrui, e tutti, avendo garantiti i mezzi per produrre e vivere, siano veramente indipendenti e possano associarsi agli altri liberamente; per l’interesse comune e conformemente alle proprie simpatie.

  2. Abolizione dei Governo e di ogni potere che faccia la legge e la imponga agli altri: quindi abolizione di monarchie, repubbliche, parlamenti, eserciti, polizie, magistratura, ed ogni qualsiasi istituzione dotata di mezzi coercitivi.

  3. Organizzazione della vita sociale per opera di libere associazioni e federazioni di produttori e consumatori, fatte e modificate secondo la volontà dei componenti, guidati dalla scienza e dall’esperienza e liberi da ogni imposizione che non derivi dalle necessità naturali, a cui ognuno, vinto dal sentimento stesso della necessità ineluttabile, volontariamente si sottomette.

  4. Garantiti i mezzi di vita, di sviluppo, di benessere ai fanciulli ed a tutti coloro che sono impotenti a provvedere a loro stessi.

  5. Guerra alle religioni ed a tutte le menzogne, anche se si nascondono sotto il manto della scienza. Istruzione scientifica per tutti e fino ai suoi gradi più elevati.

  6. Guerra alle rivalità ed ai pregiudizi patriottici. Abolizione delle frontiere: fratellanza fra tutti i popoli.

  7. Ricostruzione della famiglia in quel modo che risulterà dalla pratica dell’amore, libero da ogni vincolo legale, da ogni oppressione economica o fisica, da ogni pregiudizio religioso

Certo, il testo è del 1919 e fino a questo punto è più che condivisibile. Non mi trovo d’accordo sui mezzi che vuole usare Malatesta, in particolare sulla necessità di combattere la forza con la forza. Non credo che porti a risultati, l’unica via è l’istruzione, la persuasione e la protesta nonviolenta.

Forse se avesse avuto la possibilità di conoscere Gandhi, anche Malatesta l’avrebbe pensata diversamente…

Qualunque sia la barbarie degli altri, spetta a noi anarchici, a noi tutti uomini di progresso, il mantenere la lotta nei limiti dell’umanità, vale a dire non fare mai, in materia di violenza, più di quello che è strettamente necessario per difendere la nostra libertà e per assicurare la vittoria della causa nostra, che è la causa del bene di tutti.

Forse è solo una questione di quanta è questa violenza necessaria, ma a me pare solo un ossimoro. L’ideale e il programma hanno comunque un valore e una forza incredibili.

Informazioni:

venerdì 30 gennaio 2009

Centri di prigionia per profughi

Ogni tanto anch’io guardo la TV e fa piacere rivedere la faccia di Sabina Guzzanti (affascinante nei panni della Annunziata :-D), e addirittura riesco a sopportare di sentire Casini, la Bindi e il giovane leghista di turno (che magari è ministro… no, dopo ricerca solo capogruppo). Però… però c’è qualcosa che non mi torna…

Come alla fine della puntata farà notare una donna in piazza (io non mi ricordo i nomi!), tutti parlano sempre di “clandestini”, mai di “persone”. E nessuno si chiede perché queste persone arrivano, come ci sono arrivate a Lampedusa, come funziona il mercato, la tratta degli schiavi – perché di questo si tratta.

Penso che a nessuno freghi molto, e io faccio il moralista solo perché ho avuto la gentilezza di ascoltare la storia di qualche immigrato e ho visto qualche film impegnato – e forse, soprattutto, per La nave fantasma di Renato Sarti e Bebo Storti. Però siamo caduti così in basso da lasciarci dire, senza batter ciglio e senza contraddittorio che per identificare un “clandestino” sono necessari 180 giorni nei nuovi centri? 180 giorni di prigionia!
Prendi uno e lo sbatti in galera perché è arrivato in gommone, probabilmente pagando per questo molto più di un aereo in business class e scappando da una guerra e chi sa cos’altro! Mi sembra assurdo.

Il problema dei “clandestini” non esiste, la sicurezza! I pogrom contro i romeni! Quando le cose vanno male, quando il potere deve stringere la morsa, sono sempre pronte nuove prigioni e nuove violenze. Ci sono sempre troppe persone ignoranti, rabbiose, impaurite. E mi fanno una paura fottuta.

giovedì 29 gennaio 2009

Perché parlare in piazza

Ho due perché da spiegarmi: il primo è perché dovrei tenere un blog, il secondo è perché devo usare il primo post per spiegare il primo perché. Comincio dal secondo, è facile: da qualche parte si deve cominciare. Non sono un blogger, penso che ci siano alcune decina di migliaia di blog che iniziano con cose così, ma d'altra parte ci sono alcune migliaia di blog che avranno contenuti simili al mio... Per questo fino a oggi non ho fatto un blog. Lo ritenevo superfluo, in qualche modo ridondante e privo di senso; quella voglia di essere qualcuno che tanto spesso le persone di un certo livello si sentono di dover deridere.

Poi ho visto che ci sono bei blog. Ho capito che quello che mi piace è leggere l'opinione delle persone ed è giusto che chi vuole dica la sua, su ciò che vuole e come vuole. L'ho sempre fatto anch'io, tenendolo per me o per pochi amici. Voglio provare il "rischio" di essere letto, magari giudicato. Magari questo rischio non si avvererà mai, rimarrà uno dei tanti blog che nessuno legge. Chissenefrega, lo scopo non è questo. Qual è, allora? Fare la mia personale scrematura del flusso di notizie, idee, chissà cos'altro; metterci la mia personale e futile opinione, conscio che non sarà mai nuova, mai davvero mia, solo messa qui, in una piazza grande e affollata.

Mi ci sono voluti anni per maturare questa decisione. Adesso ne parlo come se fosse lo scambio di binari della mia vita, invece è una minuzia. Ma importante. E viene tutto da un percorso che... non importa, non adesso. In ogni caso eccomi...

E Guccini c'entra molto, molto di sbieco.